Abbazia di San Donato



CHIESA DI SAN DONATO

Sita in localitÓ un tempo denominata Scozola o Scovilla, Ŕ il maggiore monumento sestese. Edificata tra il IX e il X secolo con l'attigua ed oggi scomparsa Abbazia, per il volere del Vescovo di Pavia Liutardo de' Conti, rest˛ per secoli legata all'ambiente pavese di rito romano, pur essendo situata in area ambrosiana. L'attuale edificio consta di tre navate absidate. La parte superiore dell'absidina a sud, andata distrutta, Ŕ stata sostituita nel '700 dall'attuale sacrestia che poggia sui resti affrescati del precedente manufatto. L'altare maggiore Ŕ sopraelevato sulla chiesa originale alla quale si accede da due scale, affiancate alla gradinata centrale settecentesca. Nella cripta o scurolo si leggono, ancora per poco, sinopie illustranti la NativitÓ e l'Ave Maria. Le pareti che racchiudono l'altare maggiore, affrescate dal Bellotti, presentano curiose cariatidi con parti sporgenti degli abiti. Ai piedi del catino centrale, a due centri di curvatura in seguito alla sostituzione dell'originaria copertura in legno con le attuali volte in cotto, si snoda un coro ligneo di pregevole fattura con quindici stalli. All'esterno sono di particolare pregio architettonico l'absidina a nord, l'abside centrale e la torre campanaria, decorati con archetti in cotto e pietra. Alcuni elementi dei precedenti edifici pagani e cristiani sui quali Ŕ stato edificato l'attuale tempio, sono stati inseriti come materiali di reimpiego in tutte le murature interne ed esterne. All'interno, nel pronao o nartece, sono interessanti gli splendidi capitelli preromanici e le volte grafite. Probabilmente questo avancorpo era un portico aperto su tre lati, poi utilizzato come ampliamento della Chiesa. Gli affreschi sono numerosi e di epoche diverse. Alcuni di essi, come la Madonna dei Limoni del XVI secolo, sono stati trasferiti su tela in occasione di scoperte o restauro. Tra i rimanenti in sito, notevoli e da segnalare, sono "la disputa di S. Caterina D'Alessandria", opera di Bernardino da Zenale del 1503, situato nella nicchia un tempo fonte battesimale; "la Madonna del Latte", sul pilastro centrale del lato destro della navata, e "l'Ultima Cena", opera di Tarillo da Curia, datato 1581. Interessanti sono pure "Dio in trono" e la "teoria di Santi" nell'abside di sinistra. All'interno della Chiesa, in occasione della creazione della pavimentazione in cotto che ha eliminato l'originale in beola e sarizzo, sono stati rinvenuti dei plutei facenti parte dell'ambone della chiesa del IX secolo e usati come riempimento. Di particolare pregio, sono oggi conservati al Museo Civico presso il palazzo Comunale. Di recente, un organo di gradevole voce Ŕ stato restaurato grazie ad una sottoscrizione.