SESTO CALENDE - TURBIGO
(in bicicletta)


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Distanza: 60 Km (Andata e ritorno)
Durata: 3/4 ore più eventuali soste
Terreno: pianeggiante
Fondo stradale: misto
Bici consigliata: Mountain - City bike
Punti di ristoro:
- Località Coarezza (Ristorante da Pio)
- Località Prismi (Ristorante La Cascata)
- Castelnovate (Trattoria Concorde)
- Vizzola Ticino (Ristorante Vecchia fattoria)
- Nosate (Ristorante da Romano)
- Turbigo

Il Percorso:
1- Sesto Calende
2- Località Monsorino (variante)
3- Località Prismi (variante)
4- Formazione canali Villoresi e Industriale
5- Castelnovate (variante)
6- Tornavento
7- Turbigo

Il percorso Sesto Calende – Turbigo proposto fa parte del sentiero europeo E1 che si snoda dalla Norvegia fino ad arrivare in Italia ed in particolare in Sicilia.
Si attraversa la valle del Ticino seguendo la debole depressione del fiume rispetto alla pianura. La copiosa fonte d’acqua del fiume fu sfruttata dall’uomo fin dal Medio Evo.Una fitta serie di canali e navigli si diramano dal solco della valle e seguono in parallelo il corso d’acqua per molti chilometri.
Tra i canali principali è importante ricordare, lungo la sponda lombarda, il Villoresi e lo storico Naviglio Grande che servì come importante via di comunicazione in direzione di Milano per il trasporto dei graniti di Candoglia (Lago Maggiore / Val Ossola) utilizzati per la costruzione del Duomo di Milano.
Questo nostro suggestivo percorso in bicicletta corre rigorosamente lungo le ripe del Ticino o sulle alzaie di questi corsi d’acqua artificiali, partendo da Sesto Calende, nota per il suo ponte sul fiume, costruito nel 1882. Per molto tempo ha detenuto il primato di lunghezza (99 metri) fra i ponti a travata metallica; bombardato e distrutto nell’ultima guerra, fu ricostruito nel dopoguerra secondo il progetto originario ma con doppio transito stradale e ferroviario.
L’itinerario lungofiume da noi proposto, si snoda su strade a bassissimo traffico veicolare e permette di godere della maestosità e pace del Ticino oltre che di visitare opere idriche di grande importanza quale la diga del Monsorino in località Melissa di Sesto Calende che regola il livello del Lago Maggiore.
A questo punto non ci resta che azzerare i nostri contachilometri e partire.

Descrizione

2,8°Km

Sesto Calende-Melissa
La partenza è dalla piazza Cesare da Sesto, posta all’inizio della bella Allea di Sesto Calende. La si percorre tenendo il Ticino alla destra. Usciti dal paese ci si immette sulla strada alzaia Leandro Mattea a fondo asfaltato e limitata al traffico veicolare da barre automatiche, superabili in bicicletta, apribili solo dai possessori di badge che hanno diritto al passaggio in un unico senso di marcia.
In località “casa gialla” (1,5° chilometro), visibile sulla sinistra di chi procede, si continua rigorosamente lungofiume su di una strada a fondo naturale, anch’essa protetta da sbarramenti, e chiusa al traffico veicolare, fino alla località Melissa di Sesto Calende, dove sulla destra di chi procede è visibile il campeggio Gabbiano.

Variante di 3 Km

VARIANTE del Monsorino.
A questo punto in corrispondenza del ponte sul Ticino della sovrastante autostrada, si può:
- Effettuare la 1° variante in Località Monsorino.
Per seguire questo percorso aggiuntivo, deviare a sinistra (proprio sotto il ponte autostradale) seguendo una freccia gialla con l’indicazione “Tombe preistoriche del Monsorino-Cromlech (800-600 a.C.)” per immettersi su di un ripido sentiero che permette l’immissione in un circuito locale di visita alle zone archeologica (civiltà golasecchiana prima età del ferro)di circa 3 chilometri aggiuntivi. Le vestigia sono rappresentate da tracce di tombe etrusche, mentre il materiale significativo è conservato presso il museo civico di Sesto Calende.

6,2° Km

Melissa-Coarezza
Proseguire diritto, con il fiume sempre sulla destra, per immettersi in un nuovo percorso alzaio (tenere a destra appena prima dell’inizio della “salita di Golasecca”) che sfiorando la diga del Monsorino ci porta, su strada a bassissima percorrenza, fino ad arrivare in località Coarezza a incontrare sulla nostra sinistra il “Ristorante da Pio”.

6,9° Km

Coarezza-Presualdo.
Il percorso prosegue poi fino a Presualdo, dove anticamente era presente un servizio di trasporto attraverso il Ticino, e dove sulla sponda piemontese del Ticino si vede la gialla costruzione del ristorante “La trota vagabonda”.

9,3° Km

Presualdo-Porto della Torre.
Si procede, per circa 2 chilometri, su strada a fondo asfaltato ed a bassissima circolazione, fino ad arrivare in Località Ticinella. In questa località sulla nostra destra troneggia una seconda diga di regolazione del corso del Ticino: l’impianto di Porto della Torre, e la concomitante centrale idroelettrica Enel, siti nel comune di Somma Lombardo. La diga funge anche da ponte sul Ticino verso il Piemonte e l’abitato di Varallo Pombia.

Variante di 2,5 Km

VARIANTE (su sponda piemontese) dei Prismi
A questo punto in corrispondenza della diga di Porto della Torre si può:
- Effettuare la 2° variante in Località Prismi
Per fare ciò bisogna attraversare la diga e appena giunti in territorio piemontese, al di là del Ticino, prendere la 2° strada sterrata a sinistra segnalata dal cartello pubblicitario “Ristorante La Cascata – vista panoramica”, immettendosi in un circuito pianeggiante di circa 2,5 chilometri totali, fino a giungere in Località Prismi.
La strada sterrata è ampia e facile, infatti basta seguire il cartello “pesca sportiva” per raggiungere il ristorante “La cascata”, da qui, tenendolo sulla nostra destra, proseguire per alcune decine di metri fino a trovare un ponticello che gira a destra. Ormai siamo arrivati: un forte “rumore d’acqua” ci guida fino a raggiungere un terrazzo con vista panoramica
Da questa posizione si ha una vista perfetta dello sbarramento costituito da una diga artificiale a stramazzo che nella parte bassa termina con dei massi in cemento a forma prismatica che servono a rallentare le acque che si riversano nel corso naturale del Ticino.. L’opera è collocata sulla riva piemontese del fiume, mentre sulla riva lombarda, e cioè dalla parte opposta del laghetto formato dallo stramazzo, si notano gli sbarramenti idraulici del Consorzio Villoresi, in corrispondenza del punto di formazione dei canali sulla riva lombarda, le così dette “prese del canale Villoresi”. Le opere idrauliche della diga a stramazza e dello sbarramento Villoresi determina un rialzo delle acque di circa 2,5 metri. La panoramica godibile in località Prismi è tanto più suggestiva quanto maggiore è la quantità d’acqua gestita dagli sbarramenti

11°Km

Porto della Torre-Spiaggia di Somma Lombardo-Presa canale Villoresi
In concomitanza con la diga-ponte di Porto della Torre proseguire,tenendo la sinistra, per circa 1,2 chilometri di strada asfaltata a normale traffico veicolare, fino a giungere alla spiaggia di Somma Lombardo. Qui, tenendo la destra, in corrispondenza della bella spiaggia naturale sul Ticino, ci si immette in un ampio piazzale e poi su di un percorso, prima asfaltato e poi ciottolato. che porta alla presa dei canali.
Come riferimento va notato che in concomitanza con la spiaggia, ma dal lato opposto della strada si trova il piccolo bar “Gran Caffè”.
Percorso il ciottolato, in località Panperduto troviamo un’imponente opera idrica. Terminate nel 1884, dotata di 30 porte manovrate da comandi oleodinamici, permette il sollevamento delle acque del fiume fino a 2 metri e mezzo, alimentando un canale di formazione dei successivi Villoresi e Industriale. Sullo sfondo è visibile la località Prismi e relativo stramazzo, di cui alla precedente 2° variante, oltre che ad una spettacolare visione del massiccio del Monte Rosa.

12° Km

Presa dei canali-partenza Canale Villoresi e Industriale
La strada a fondo asfaltato, chiusa al traffico veicolare e segnalata dal cartello E/1, prosegue tenendo sempre sulla destra le vie d’acqua dei canali appena formati, fino a portarci ad un ponte/sbarramento in mattoni rossi dove nascono il Villoresi a sinistra e l’Industriale a destra. I due canali danno acqua alla parte alta della pianura (Villoresi) e alla parte bassa (Industriale). La diga sbarramento, dopo averla attraversata e discesa, ci immette su una pista ciclabile asfaltata, chiusa al traffico che si snoda in piano sulla destra del canale Industriale.
Si tratta della pista ciclabile costruita dal Parco del Ticino, con il contributo decisivo dell’Enel, lungo il canale che permette un percorso tranquillo e rilassato dove possono transitare solo le auto di servizio.
Questa pista ciclabile sarà per noi il percorso di riferimento da seguire. In questo scenario la pista corre parallelamente ai canali che restano alla sua sinistra, mentre tiene sulla destra il corso del Ticino che si snoda con le sue anse, anfratti, spiagge, e riviere.
La posizione di questa ciclabile permette, ai biker che conoscono perfettamente il territorio, di uscire dalla pista ciclabile per effettuare escursioni sul Ticino che nel suo percorso conserva caratteristiche ambientali immutate forse da migliaia di anni.
Si possono scoprire angoli di paradiso con spiagge fatte di sassi bianchi sferici e di flora lussureggiante. Secche, guadi, pozze profonde si susseguano in uno spettacolo di boschi e acque di stampo primitivo. Lo spettacolo è garantito ma anche pericoloso in quanto questi piccoli sentieri spesso, a causa delle violente erosioni procurate dal Ticino, spariscono improvvisamente mettendo in seria difficoltà il turista che li sta percorrendo.
Nostro consiglio generale è di proseguire lungo la ciclabile dei canali, anche se deviando a destra dopo circa 1 Km di pista ciclabile si può fare una puntata fino a giungere alla “Tessitura e candeggio Visconti di Modrone”. Esempio di archeologia industriale, costruita nel 1875 dal Duca Guido Visconte di Modrone, fu fra i maggiori opifici tessili dell’alto milanese ed oggi risulta abbandonata.
Fatta questa breve escursione si ritorna alla nostra ciclabile proseguendo l’itinerario.

17,5° Km

Pista ciclabile fino alla centrale.
La ciclabile continua a correre alla destra del canale e prosegue in piano per 5,5 chilometri fino a giungere alla fine di questo primo tratto. Qui, nelle vicinanze della grande centrale di Vizzola Ticino, ci si trova ad un bivio che preso tenendo la destra propone una ripida salita verso l’abitato di Castelnovate.

Variante di Km 3

Variante di Castelnovate.
A questo punto, in corrispondenza del termine del 1° tratto di ciclabile si può:
- Effettuare la 3° variante in località Castelnovate.
La strada si inerpica, con una ripida salita verso il paese. L’abitato di Castelnovate sorge sopra un promontorio che si eleva sulla valle del Ticino a dominio della “grande ansa del fiume”. Fin dal V° secolo vi sorgeva un imponente castello di cui oggi rimangono solo pochi resti vicino al cimitero. Al centro del paese il belvedere sul Monte Rosa è decisamente mozzafiato, anche se nella stagione estiva il verde dei boschi preclude ogni visione sulla “grande ansa”.
In primavere ed autunno invece si può godere della vista del sinuoso corso del fiume che, in questo punto, ritorna sui suoi passi disegnando una curva a duecentosettanta gradi. Lì si trova il vecchio Porto di Castelnovate. Lì fino al secondo dopoguerra si attraversava il Ticino in traghetto, e ancora prima i Romani vi guadavano il fiume.
Se la stagione estiva non è la migliore per godere del paesaggio, resta invece sempre valida in ogni stagione, la piccola “Trattoria Concorde”che con il Sig. Sergio e lo schef Ivan garantiscono soste culinarie di gran qualità.

18° Km

La grande centrale di Vizzola Ticino.
Se invece al termine della pista ciclabile ci si immette sulla ripida discesa si giunge in località Vizzala Ticino dove, sotto alberi secolari, si trova il ristorante “La vecchia fattoria”, anch’esso molto indicato per una sosta ed un ristoro.
Tenendo l’imponente massa della centrale alla nostra sinistra si procede per poche decine di metri fino ad imboccare a sinistra un 1° sottopasso della centrale stessa.
Appena passati, tenendo la destra, si può operare una breve escursione che ci porta a fiancheggiare una pista di prova dell’azienda di pneumatici Pirelli, mentre invece tenendo la sinistra si passa sotto un 2° tunnel sempre al di sotto della centrale stessa.
E’ questa una struttura veramente imponente che, costruita nel 1900, fu una delle prime centrali idroelettriche italiane con lo scopo di alimentare in origine gli opifici del bacino industriale. Tutt’ora è pienamente operativa.
Usciti dal 2° sottopasso si prosegue imboccando un ponte con corrimano di color giallo. Alla fine di esso, girando a destra ci si trova all’inizio del 2° tratto di pista ciclabile.

28,5° Km

Canale industriale.
Inizia il 2° tratto di pista ciclabile segnalato sulla destra dal cartello stradale “Pista ciclo pedonale dell’alto Ticino” mentre poche decine di metri avanti, sulla sinistra, si trova il primo cartello esplicativo del canale Industriale, nel quale si chiarisce come quest’opera alimenti oltre la centrale di Vizzola anche quelle di Tornavento, Turbigo superiore e Turbigo inferiore per poi originare il Naviglio Grande, il canale irriguo Langosca e restituire le restanti acque al corso del Ticino.
La pista ciclabile inizia in discesa, correndo accanto alle ultime opere della centrale di Vizzola Ticino e prosegue con il canale a destra per oltre una decina di chilometri.
Dopo circa 2 km dall’inizio della ciclabile il canale si divide in due: il ramo di destra forma un canale scolmatore verso il Ticino, mentre prosegue diritto come Industriale. Proseguendo diritto, vicino ad un piccolo edificio tecnico, si trova la prima area di sosta attrezzata per pic nic ed il relativo cartello esplicativo. Il percorso si snoda in piano con il canale che spesso è attraversato, e questo avverrà fino alla fine della pista ciclabile, da piccoli ponti di attraversamento.
Poco più avanti , sulla sinistra, è visibile una vecchia industria con i relativi resti di un mulino (Mulino di Ferno) con ruota ancora visibile.
Dopo circa 5 km dall’inizio della ciclabile sulla nostra sinistra si trova una seconda area di pic nic con il relativo cartello. Un ponte attraversa il canale e al di là dello stesso si nota una strada ad alta circolazione percorsa dai veicoli che transitano verso Nosate
Il percorso è bello ed al mattino ombroso, i boschi ed i prati lo circondano completamente ed un intenso “odore d’acqua “ accompagna il ciclista.
Dopo circa 6 km dall’inizio della ciclabile incontriamo la Centrale di Tornavento. É una costruzione di mattoni rossi in corrispondenza della quale troviamo il solito cartello che questa volta, oltre a segnalarci dove siamo, ci rende edotti dei dati di nascita, produzione, potenzialità dell’impianto.
Dopo circa 10,5 km dall’inizio del canale Industriale la pista ciclabile finisce: siamo ormai arrivati a Nosate-Turbigo.
Il termine della pista ciclabile è chiaramente segnalato da appositi cartelli stradali. Sul canale l’ennesimo ponte di attraversamento questa volta su strada a normale circolazione.

29,5° Km

Prosecuzione su strada a normale circolazione
Prendendo a sinistra dopo alcune decine di metri troviamo una piccola e graziosa chiesetta provvista di piacevolissima colonnina di erogazione acqua.
Proseguendo diritti, come detto su strada a normale circolazione, ma sempre tenendo il canale Industriale alla nostra destra dopo circa un altro km si supera un nuovo ponte sul canale (da non attraversare) oltre il quale girando a sinistra inizia l’abitato di Turbigo, mentre proseguendo diritti un cartello segnaletico ci indica l’inizio della “Strada Alzaia del Naviglio Grande”.

30° Km

Naviglio Grande
Scavato nel XII secolo dai milanesi, servì dapprima per l’irrigazione della bassa e per la difesa del contado, poi fu impiegato anche per il trasporto delle merci dal Lago Maggiore.
Lungo questo naviglio furono condotti anche i graniti, provenienti dalla Val Ossola, che servirono alla decorazione del Duomo di Milano. Ha origine vicino alla cascina Castellana e confluisce nella Darsena di Porta Ticinese a Milano, dopo un percorso di circa 50 chilometri.
Dopo circa 500 metri sulla nostra destra la costruzione di mattoni rossi della centrale di Turbigo Superiore mentre sullo sfondo troneggiano le 5 gigantesche ciminiere della grande centrale di Turbigo Inferiore, la seconda d’Italia per potenza istallata (1.240 MW/ora), sufficiente a soddisfare il fabbisogno energetico di una città come Novara.

Ritorno sullo stesso percorso.